venerdì 14 novembre 2014

Epicuro non è il filosofo degli eccessi: la felicità come sobrietà e serenità


Epicuro: il piacere vero non è l’eccesso, ma la pace dell’anima

Epicuro


L’equivoco su Epicuro

«Salve, siate felici e memori dei miei pensieri»
— Epicuro, Lettera a Idomeneo

Per molti, ancora oggi, la figura di Epicuro incarna la filosofia del piacere sfrenato, del godimento senza freni, dell’edonismo volgare.
Nulla di più lontano dal suo autentico pensiero.

Come spesso accade nella storia delle idee, un sistema filosofico complesso viene ridotto a poche frasi isolate, strappate dal contesto e trasformate in slogan.
Così l’epicureismo, nei secoli, è stato banalizzato fino a diventare sinonimo di eccesso.

Ma Epicuro non è il filosofo del vizio.
È, al contrario, uno dei più profondi pensatori della sobrietà felice.

🔗 Enciclopedia Treccani – Epicuro
https://www.treccani.it/enciclopedia/epicuro


mani

Nel Lettera a Meneceo, testo fondamentale della sua dottrina, Epicuro chiarisce con precisione cosa intenda per piacere:

«Quando diciamo che il piacere è il fine, non intendiamo i piaceri dei dissoluti, ma l’assenza di dolore nel corpo e di turbamento nell’anima

Qui nasce il cuore dell’epicureismo:
il vero piacere non è l’eccesso, ma la atarassia — la serenità interiore — e l’aponia — l’assenza di dolore fisico.

Il piacere supremo è la quiete.
La felicità nasce dall’equilibrio, non dalla ricerca spasmodica di stimoli.

🔗 Stanford Encyclopedia of Philosophy – Epicurus
https://plato.stanford.edu/entries/epicurus

Epicuro distingue chiaramente tre tipi di desideri:

Solo i primi conducono davvero alla felicità.

In un passo celebre scrive:

«Di poco ha bisogno chi poco desidera.»

Una frase che sembra scritta per il nostro tempo, dominato dall’eccesso, dal consumo, dalla frustrazione cronica.

🔗 Diogene Laerzio, Vite dei filosofi illustri, X, 131
https://www.perseus.tufts.edu

La vera forza di Epicuro non sta solo nei suoi scritti, ma nella sua vita.

Egli visse in modo semplice, nel suo Giardino di Atene, circondato da amici e discepoli.
Rifiutò incarichi pubblici, onori, ricchezze.

Si nutriva di pane, acqua e talvolta formaggio.
Considerava l’amicizia uno dei beni supremi.

Come ricorda Cicerone:

«Epicuro visse come insegnava.»
De Finibus, II, 30

🔗 Cicerone – De Finibus
https://www.latin.it

Epicuro morì per una lunga e dolorosa crisi di calcoli renali.
Eppure, fino all’ultimo, mantenne lucidità e serenità.

Le sue ultime parole furono:

«Salve, siate felici e memori del mio pensiero.»

Non un lamento.
Non una paura.
Ma un augurio.

Un uomo che ha fatto della filosofia non un discorso, ma una arte di vivere.

8) Perché Epicuro serve oggi (più di ieri)

Nel mondo moderno siamo spinti a desiderare sempre di più. Ma “di più” non significa “meglio”. Spesso significa solo più rumore, più distrazioni, più ansia. L’epicureismo, letto seriamente, offre un antidoto elegante:

  • Riduci i desideri vani: non perché “sia sbagliato”, ma perché non ti darà pace.
  • Proteggi l’anima: la serenità è un bene, non un caso fortunato.
  • Cerca il piacere stabile: ciò che non ti divora e non ti lascia vuoto.
  • Coltiva amicizia e semplicità: perché la felicità è più solida quando è condivisa.

Se Epicuro potesse parlare oggi, probabilmente direbbe: non inseguire tutto. Scegli. Sfoltisci. Custodisci. E scoprirai che la felicità spesso abita nelle cose che sembrano piccole: un gesto, una conversazione, un ritmo più umano.


Fonti consigliate (approfondimento):

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    Questo articolo fa parte della rubrica “Filosofia e saggezza”.
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    Antonio Grillo

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