sabato 14 febbraio 2026

Edredo (Eadred) 946–955: il re monaco che domò la Northumbria e affidò il regno a Dunstan

Edredo (Eadred) d’Inghilterra: tra re danesi, vescovi-guerrieri e la costruzione del potere reale

Se Edmondo I aveva salvato l’opera di Æthelstan, Edredo la rese irreversibile. Regnò meno di dieci anni, ma portò a compimento ciò che i predecessori avevano iniziato: la sottomissione definitiva della Northumbria e l’integrazione del mondo vichingo nell’ordine inglese. Fu un re malato, devoto e politicamente durissimo, sostenuto da due giganti della Chiesa – Oda di Canterbury e Dunstan – che trasformarono la corona in un’istituzione capace di dominare le aristocrazie locali.


Link interni consigliati:
Edmondo I
Æthelstan
Eduardo il vecchio


1) Identikit di un sovrano atipico

Edredo (Eadred), nato attorno al 923, era figlio di Edoardo il Vecchio e fratello minore di Edmondo I. Salì al trono nel 946 e regnò fino al 955. Non ebbe figli e alla sua morte gli succedette il nipote Eadwig. Le fonti lo descrivono come un uomo di salute fragile, probabilmente affetto da una malattia cronica che lo rese sempre più incapace di mangiare e muoversi negli ultimi anni.

La sua debolezza fisica contrastava con una volontà politica inflessibile. Edredo non guidò grandi eserciti di persona come Æthelstan, ma governò attraverso un triangolo di potere formato da:

  • l’arcivescovo Oda di Canterbury, garante religioso e giudiziario;
  • l’abate (poi arcivescovo) Dunstan, mente amministrativa del regno;
  • una cerchia di ealdormen fedeli alla corona.

Con questo sistema, il re trasformò la monarchia anglosassone da leadership guerriera a governo istituzionale.

Chiave di lettura
Edredo è il primo re inglese che governa più con documenti, sinodi e vescovi che con la spada.

2) 946: un regno fragile e minacciato

Alla morte violenta di Edmondo I, l’unità inglese era ancora un edificio recente. La Northumbria rimaneva il punto debole: a York si alternavano dinastie vichinghe e partiti filo-inglesi, pronti a cambiare bandiera secondo le circostanze.

Edredo fu riconosciuto re senza grandi opposizioni nel sud, ma nel nord la situazione precipitò quasi subito. I notabili di York invitarono il celebre condottiero norvegese Eric Bloodaxe (Erik Ascia Insanguinata), trasformando la regione in un regno semi-indipendente.

Per la terza volta in vent’anni l’Inghilterra rischiava di spaccarsi lungo la linea Humber–Tees.

3) La guerra per la Northumbria (947–954)

3.1 Il metodo di Edredo

A differenza dei predecessori, Edredo non cercò una singola battaglia decisiva. Scelse una strategia di pressione continua:

  • spedizioni punitive contro le città ribelli;
  • confisca di beni ai notabili filo-vichinghi;
  • uso della Chiesa come strumento di legittimazione;
  • sostegno ai partiti locali ostili a Eric Bloodaxe.

La politica fu tanto dura quanto calcolata: York veniva riammessa nel regno, poi si ribellava, poi veniva nuovamente sottomessa. Edredo rispondeva con spedizioni rapide e con il controllo delle vie commerciali.

3.2 954: la fine di Eric Bloodaxe

Il punto di svolta arrivò nel 954. Eric Bloodaxe fu cacciato – e secondo tradizioni successive ucciso – e la Northumbria venne incorporata stabilmente nel regno inglese. Da quel momento non esistette più un “re di York” indipendente.

Questo evento segna, per molti storici, la vera fine dell’epoca vichinga in Inghilterra e il compimento del progetto iniziato con Alfredo il Grande.

Parallelo narrativo
Come la resa di Mantova chiude la campagna d’Italia di Napoleone, la caduta di York chiude la lunga guerra anglo-danese.

4) Dunstan e Oda: il regno dei chierici

Edredo affidò gran parte del governo a Dunstan, abate di Glastonbury e futuro arcivescovo di Canterbury. Dunstan controllava il tesoro, redigeva i diplomi reali e guidava i sinodi. Insieme all’arcivescovo Oda, costruì una monarchia fortemente sacralizzata.

Le donazioni ai monasteri, la riforma del clero e l’introduzione di modelli benedettini crearono un’élite culturale fedele al re. Per la prima volta il potere inglese ebbe una ideologia coerente, capace di superare le divisioni etniche tra sassoni e danesi.

Edredo appare spesso nelle carte come un sovrano che “ascolta il consiglio dei santi uomini”: non un segno di debolezza, ma di nuova forma di autorità.

5) Amministrazione e giustizia

Durante il suo regno si moltiplicarono:

  • assemblee regie con vescovi ed ealdormen;
  • leggi contro il banditismo nel nord;
  • confische a famiglie ribelli;
  • concessioni di terre ai monasteri riformati.

Il modello è quello di uno Stato che usa la Chiesa come rete amministrativa, anticipando l’Inghilterra di Edgar e di Æthelred II.

6) La malattia del re

Le cronache tardo-anglosassoni parlano di una malattia progressiva: Edredo avrebbe faticato a nutrirsi, masticando con difficoltà e delegando sempre più le decisioni ai consiglieri. Questa condizione spiega perché Dunstan e Oda assunsero un ruolo quasi “vicereale”.

È un caso raro di monarchia medievale guidata da un sovrano fisicamente fragile ma politicamente autorevole.

7) 955: morte e successione

Edredo morì nel 955 e fu sepolto a Winchester. Non avendo figli, il trono passò al nipote Eadwig, ancora adolescente. La transizione riaprì conflitti tra fazioni, ma l’opera di Edredo sulla Northumbria non fu più messa in discussione.

Il suo regno breve lasciò due eredità decisive:

  • l’unità territoriale dell’Inghilterra;
  • l’alleanza strutturale tra corona e riforma monastica.

8) Confronto storiografico

Treccani

Sottolinea il ruolo di Edredo come continuatore di Edmondo I e promotore della riforma ecclesiastica, con particolare attenzione a Dunstan e alla pacificazione del nord.

Britannica

Inquadra il regno come fase conclusiva della lotta contro i re vichinghi di York e come passaggio verso la stabilità di Edgar.

Oxford DNB

Evidenzia il carattere “governativo” del regno: meno guerriero, più istituzionale, fondato su reti ecclesiastiche e amministrative.

9) Box cronologico (946–955)

  • 946 – Edredo sale al trono dopo l’uccisione di Edmondo I.
  • 947 – York riconosce Eric Bloodaxe.
  • 948–949 – Spedizioni punitive inglesi nel nord.
  • 952 – Nuova ribellione di York.
  • 954 – Caduta definitiva di Eric Bloodaxe; annessione stabile della Northumbria.
  • 955 – Morte di Edredo a Winchester.

10) FAQ

Perché Edredo è decisivo?

Perché completò la sottomissione della Northumbria e pose fine ai regni vichinghi di York.

Che ruolo ebbe Dunstan?

Fu il principale consigliere politico e religioso, controllando tesoro e riforma monastica.

Edredo fu un re guerriero?

Meno dei predecessori: governò soprattutto attraverso amministrazione e Chiesa.


giovedì 12 febbraio 2026

Æthelstan: il primo “Re degli Inglesi” e l’architetto dell’Inghilterra unita

Æthelstan (924–939): dal regno di Wessex all’Impero d’Inghilterra

Se Edoardo il Vecchio aveva preparato il terreno, Æthelstan lo trasformò in un edificio compiuto. Con lui, per la prima volta, l’idea di “Inghilterra” smette di essere un progetto e diventa una realtà politica riconosciuta dai contemporanei. Vittorie militari, diplomazia europea, legislazione e culto regale: il suo regno segna la nascita del primo Stato inglese.

Nota editoriale. L’articolo segue lo stesso impianto utilizzato per i Marescialli e per Edoardo il Vecchio: contesto, snodi cronologici, analisi operativa e politica, confronto storiografico, box cronologico e citazioni verificabili.

Link interni consigliati:
Edoardo il Vecchio
La battaglia di Brunanburh
Alfredo il Grande


1) Identikit di un sovrano fondatore

Æthelstan nacque intorno al 894 e regnò dal 924 al 939. Era figlio di Edoardo il Vecchio e nipote di Alfredo il Grande. Morì il 27 ottobre 939 a Gloucester e fu sepolto nell’abbazia di Malmesbury. Le sintesi moderne lo definiscono il primo vero “Re degli Inglesi”, perché sotto di lui Wessex, Mercia e Northumbria furono riunite in un’unica autorità. ([britannica.com](https://www.britannica.com/biography/Athelstan))

La sua figura è stata a lungo oscurata dal mito di Alfredo, ma la storiografia contemporanea lo considera il vero architetto dello Stato inglese: non solo un conquistatore, ma un legislatore, un diplomatico e un promotore di cultura religiosa.

Chiave di lettura
Alfredo salva l’Inghilterra, Edoardo la ricuce, Æthelstan la rende una potenza riconosciuta d’Europa.

2) Una successione complessa (924–927)

Alla morte di Edoardo il Vecchio nel 924, la successione non fu lineare. Le fonti ricordano un breve intermezzo legato ad Ælfweard, ma ben presto Æthelstan riuscì a imporsi come sovrano di Wessex e Mercia. ([en.wikipedia.org](https://en.wikipedia.org/wiki/Athelstan))

Il nodo decisivo fu la Northumbria, ancora governata da dinastie scandinave. Nel 927 Æthelstan entrò a York e ottenne la sottomissione dei capi del nord a Eamont Bridge. Per la prima volta un re anglosassone poteva proclamarsi signore di tutta l’Inghilterra.

La Anglo-Saxon Chronicle registra questo momento come un evento epocale, segnando l’inizio di una nuova fase politica. ([avalon.law.yale.edu](https://avalon.law.yale.edu/medieval/ang10.asp))

3) L’arte del governo: leggi, moneta, Chiesa

Æthelstan non fu soltanto un conquistatore. Convocò numerosi concili e assemblee in cui promulgò leggi su commercio, furti di bestiame, ordine pubblico e protezione dei poveri. Le sue leggi mostrano un’idea di regalità cristiana e “giusta”, molto vicina al modello carolingio. ([treccani.it](https://www.treccani.it/enciclopedia/athelstan))

Riformò la circolazione monetaria, sostenne monasteri e santuari e fece della corte un centro culturale frequentato da chierici inglesi e continentali. La sua cancelleria sviluppò formule solenni che lo presentavano come rex Anglorum.

4) La diplomazia europea: un re nel sistema continentale

Uno degli aspetti più moderni del regno di Æthelstan fu la rete di alleanze familiari. Sorelle e parenti del re furono date in sposa a principi di Francia, Germania e Fiandre. La corte inglese divenne un nodo della politica europea, capace di dialogare con gli Ottoni e con i duchi franchi. ([oxforddnb.com](https://www.oxforddnb.com/view/article/833))

Questa politica trasformò l’Inghilterra da periferia del mondo carolingio a protagonista riconosciuto. Le reliquie donate ai monasteri e i doni diplomatici testimoniano un regno ormai inserito nella cultura latina d’Occidente.

5) Brunanburh (937): la battaglia che fondò la nazione

Il culmine militare del regno fu la battaglia di Brunanburh nel 937. Una grande coalizione formata dal re scozzese Costantino II, dal sovrano di Dublino Olaf e da principi del nord tentò di spezzare l’egemonia inglese. Æthelstan e il fratellastro Edmondo ottennero una vittoria decisiva. ([britannica.com](https://www.britannica.com/event/Battle-of-Brunanburh))

Il poema inserito nella Anglo-Saxon Chronicle celebra Brunanburh come un evento quasi biblico: per la prima volta “i re degli stranieri” furono cacciati dall’isola. La storiografia moderna vede in questa vittoria l’atto di nascita dell’Inghilterra medievale.

Parallelo narrativo
Come Austerlitz per Napoleone, Brunanburh è per Æthelstan il momento in cui il potere diventa mito.

6) Un potere sacralizzato

Æthelstan promosse un’intensa politica religiosa: fondazioni, donazioni di reliquie, protezione dei monasteri di Malmesbury e Glastonbury. La regalità assume un tono quasi imperiale, ispirato ai modelli carolingi e ottoniani.

I diplomi reali lo definiscono talvolta basileus, segno di un’ambizione che supera la tradizione anglosassone e guarda all’Europa cristiana. ([oxforddnb.com](https://www.oxforddnb.com/view/article/833))

7) Limiti e ombre

Non tutto fu stabile: la Northumbria rimase fragile e dopo la sua morte riemersero tensioni. Le sue leggi mostrano anche una società segnata da violenze e povertà. Tuttavia il quadro complessivo resta quello di un regno più coeso di qualunque precedente.

8) Confronto storiografico

Treccani

La sintesi italiana sottolinea il carattere “fondativo” del regno: unificazione territoriale, legislazione e integrazione della Northumbria. ([treccani.it](https://www.treccani.it/enciclopedia/athelstan))

Britannica

Evidenzia il ruolo di Brunanburh e la dimensione europea della politica matrimoniale. ([britannica.com](https://www.britannica.com/biography/Athelstan))

Oxford DNB

Offre il quadro più analitico: Æthelstan come costruttore di uno Stato “proto-nazionale”, sostenuto da ideologia cristiana e reti aristocratiche. ([oxforddnb.com](https://www.oxforddnb.com/view/article/833))

9) Box cronologico (924–939)

  • 924 – Successione a Edoardo il Vecchio. (Britannica)
  • 927 – Presa di York e sottomissione di Eamont Bridge. (Chronicle)
  • 930–934 – Campagne nel nord e in Scozia. (Oxford DNB)
  • 937 – Vittoria di Brunanburh. (Britannica)
  • 939 – Morte a Gloucester; sepoltura a Malmesbury. (Britannica)

10) FAQ

Perché Æthelstan è considerato il primo re d’Inghilterra?

Perché riunì stabilmente Wessex, Mercia e Northumbria sotto un’unica autorità riconosciuta. (Treccani)

Che importanza ebbe Brunanburh?

Distrusse la grande coalizione anti-inglese e consacrò l’egemonia del regno. (Britannica)

Quale fu il ruolo della Chiesa?

Legittimazione ideologica, riforme, reti culturali e diplomatiche. (Oxford DNB)


Fonti essenziali

  • Encyclopaedia Britannica, “Athelstan”.
  • Treccani, voce “Æthelstan”.
  • Oxford DNB, “Æthelstan (d. 939)”.
  • Anglo-Saxon Chronicle, Avalon Project.

Antonio Grillo – progetto “Re e Regine d’Inghilterra”

mercoledì 11 febbraio 2026

Edoardo il Vecchio: l’uomo che trasformò l’Inghilterra di Alfredo in un regno “quasi unito”

Edoardo il Vecchio (Edward the Elder): il re che riconquistò il Danelaw e consolidò Wessex e Mercia

Se Alfredo il Grande è l’uomo della “sopravvivenza” contro i Vichinghi, Edoardo il Vecchio è l’uomo della “costruzione”: prende un regno ancora vulnerabile e lo trasforma in una macchina politica e militare capace di inglobare la Mercia danese e piegare gran parte del Danelaw. Il suo nome non ha la fama di Alfredo, ma la sua opera è decisiva: senza Edoardo, l’Inghilterra unita di Æthelstan sarebbe impensabile.

giovedì 29 gennaio 2026

La fine della Regina: le ultime ore di Maria Antonietta tra prigionia, processo e ghigliottina

La morte di Maria Antonietta: caduta di una regina e nascita di un mito storico

morte di maria antonietta


La morte di Maria Antonietta rappresenta uno degli episodi più celebri, drammatici e simbolici della Rivoluzione francese. Non fu soltanto l’esecuzione di una sovrana deposta, ma un evento carico di significati politici, morali e propagandistici. Con la sua decapitazione, la Francia rivoluzionaria volle recidere non solo la testa di una donna, ma l’idea stessa di monarchia sacra, di diritto divino, di distanza incolmabile tra sovrani e popolo.

lunedì 26 gennaio 2026

Francis Scott Fitzgerald: vita, opere e Il Grande Gatsby

Francis Scott Fitzgerald e Il Grande Gatsby

«E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato.» Questa celebre frase che chiude Il Grande Gatsby riassume meglio di qualunque altra il senso profondo dell’opera di Francis Scott Fitzgerald.

Scrittore dalla prosa incomparabile, Fitzgerald fu uno dei maggiori interpreti dell’America del primo Novecento e il testimone più lucido di un’epoca: quella che seguì la Prima guerra mondiale e che prese il nome di era del jazz.

Chi era Pigmalione?

Chi era Pigmalione

Tra i miti più celebri della mitologia classica, quello di Pigmalione occupa un posto particolare per la sua forza simbolica e per il suo significato profondo sul rapporto tra arte, amore e desiderio.

La storia di Pigmalione ci è tramandata soprattutto da Ovidio, nelle Metamorfosi, ed è frequentemente studiata nei licei come esempio di mito sull’ e sulla potenza creatrice dell’arte.

mercoledì 21 gennaio 2026

La battaglia di Stirling: come William Wallace sconfisse l’esercito inglese

La battaglia di Stirling, la vittoria che cambiò la storia della Scozia

Battaglia di Stirling Bridge


La battaglia di Stirling, combattuta l’11 settembre 1297, non fu soltanto uno scontro militare.

Fu il momento in cui una rivolta disperata divenne una guerra di indipendenza.

In quel giorno, un esercito scozzese improvvisato, guidato da William Wallace e Andrew Moray, sconfisse una delle più potenti armate d’Europa: l’esercito del re d’Inghilterra Edoardo I.

Da quella vittoria nacque il mito di Wallace e prese forma la lunga lotta della Scozia per la propria libertà.

martedì 13 gennaio 2026

Stalingrado: la battaglia che spezzò l’invincibilità della Germania nazista

Stalingrado: quando la guerra cambiò per sempre direzione

Rovine di Stalingrado durante l’inverno del 1942, simbolo della battaglia decisiva della Seconda guerra mondiale


La battaglia di Stalingrado non fu soltanto uno scontro militare. Fu uno spartiacque della storia contemporanea, un evento che segnò l’inizio della fine per la Germania nazista e cambiò per sempre l’equilibrio della Seconda guerra mondiale.

Combattuta tra l’estate del 1942 e l’inverno del 1943, Stalingrado divenne il simbolo della guerra totale: combattuta casa per casa, strada per strada, uomo contro uomo.

giovedì 8 gennaio 2026

Maria Antonietta e Maria Luisa. le austriache regine di Francia

Maria Antonietta e Maria Luisa: il destino incrociato di due regine di Francia

Maria Antonietta regina di Francia
Maria Antonietta


La storia di Francia tra XVIII e XIX secolo è segnata da figure femminili il cui destino personale si intrecciò in modo indissolubile con le grandi fratture politiche dell’Europa moderna. Tra queste,  occupano un posto singolare.

Entrambe arciduchesse d’Austria  entrambe divenute regine di Francia, entrambe figlie della casa d’Asburgo, vissero esistenze profondamente diverse ma accomunate da un destino paradossale: essere sovrane straniere in una Francia che, in due epoche diverse, rifiutò la monarchia e travolse chi ne incarnava il simbolo.


Due Asburgo a Versailles

Quando Maria Antonietta giunse in Francia nel 1770 per sposare il futuro Luigi XVI, la monarchia appariva ancora solida, sebbene già attraversata da tensioni profonde. Versailles era il centro di un mondo aristocratico regolato da rituali immutabili, in cui la giovane arciduchessa si trovò rapidamente spaesata.

Maria Luisa, invece, arrivò a Parigi nel 1810 come sposa di Napoleone. La Francia non era più una monarchia tradizionale, ma un impero nato dalla Rivoluzione. Versailles non era più il cuore del potere: la corte si muoveva tra le Tuileries e Saint-Cloud, in un contesto politico radicalmente trasformato.

Se Maria Antonietta fu introdotta in una monarchia al tramonto, Maria Luisa entrò in un sistema imperiale all’apogeo, ma già minato da conflitti interni ed esterni.

Related: la storia di Maria Luisa


Educazione e carattere

Maria Antonietta crebbe alla corte viennese con un’educazione relativamente superficiale, più orientata alle arti e alla musica che alla politica. La sua formazione, inadatta alla complessità della corte francese, la rese vulnerabile alle critiche e alle ostilità.

Maria Luisa ricevette invece un’educazione più rigida e disciplinata, segnata dall’ostilità verso la Francia rivoluzionaria e napoleonica. Fu cresciuta nel timore e nel disprezzo per Napoleone, che il destino le impose come marito.

Questa differenza influenzò profondamente il loro modo di affrontare il ruolo di sovrana: Maria Antonietta cercò rifugio nella vita privata e nel divertimento; Maria Luisa adottò un atteggiamento più passivo e obbediente, conforme alle aspettative dinastiche.


Regine straniere in una Francia ostile

Entrambe furono percepite come “straniere”. Maria Antonietta incarnò presto, nell’immaginario popolare, la corruzione della corte e l’influenza nefasta dell’Austria. La propaganda rivoluzionaria la trasformò in simbolo di decadenza morale e politica.

Maria Luisa, pur non subendo un’ostilità immediata paragonabile, non riuscì mai a conquistare un vero consenso popolare. La sua figura rimase in ombra, legata esclusivamente a quella dell’Imperatore.

In entrambi i casi, l’origine asburgica pesò come un marchio indelebile, alimentando sospetti e diffidenze.


Il rapporto con il potere

Maria Antonietta, col passare degli anni, cercò di influenzare attivamente la politica, soprattutto in difesa della monarchia e dei legami con l’Austria. Questa ingerenza, reale o presunta, aggravò la sua impopolarità.

Maria Luisa, al contrario, rimase sostanzialmente estranea alla gestione del potere. Anche quando, nel 1814, le fu affidata formalmente la reggenza, il suo ruolo rimase limitato e condizionato dalle circostanze.

Due modelli opposti: una regina accusata di interferire troppo e un’imperatrice criticata per la sua totale passività.


Caduta e abbandono

Il destino di Maria Antonietta fu tragico e pubblico. Dopo la caduta della monarchia, venne processata, umiliata e condannata a morte. La sua esecuzione nel 1793 divenne uno degli eventi simbolo della Rivoluzione francese.

Related: Le cause della Rivoluzione francese

Maria Luisa visse invece una caduta silenziosa. Nel 1814, con l’abdicazione di Napoleone, lasciò la Francia insieme al figlio e non fece mai ritorno accanto al marito in esilio.

Se Maria Antonietta pagò con la vita il crollo dell’Antico Regime, Maria Luisa sopravvisse alla fine dell’Impero scegliendo una nuova esistenza lontana dalla Francia.


Madri e dinastie spezzate

Entrambe furono madri di eredi destinati a non regnare. Il figlio di Maria Antonietta, Luigi Carlo, morì prigioniero durante la Rivoluzione. Il figlio di Maria Luisa, il Re di Roma, visse un’esistenza segnata dall’ombra del padre e dalla negazione di ogni ruolo politico.

In entrambi i casi, la continuità dinastica si spezzò, trasformando le due regine in figure tragiche della storia europea.

lunedì 15 dicembre 2025

La morte di Giulio Cesare: il complotto, le Idi di marzo e la fine della Repubblica

La morte di Giulio Cesare: le Idi di marzo e il tramonto della Repubblica

Il 15 marzo del 44 a.C., passato alla storia come le Idi di marzo, Giulio Cesare cade sotto i colpi di un gruppo di senatori nel cuore di Roma. Non è solo l’uccisione di un uomo potente. È l’inizio della fine della Repubblica romana.

La morte di Cesare non è un gesto improvviso, né un atto isolato di violenza. È il risultato di anni di tensioni politiche, paure aristocratiche, ambizioni personali e illusioni repubblicane.

Per comprenderla davvero, bisogna guardare oltre i pugnali.

sabato 13 dicembre 2025

Carlo Magno: il sovrano che inventò l’Europa tra guerra, cultura e mito

Carlo Magno: l’uomo che trasformò un re barbaro nel padre dell’Europa

Carlo Magno padre dell'Europa



Ci sono personaggi storici che non appartengono a una sola nazione, a una sola epoca o a una sola interpretazione. Carlo Magno è uno di questi. Re dei Franchi, conquistatore instancabile, promotore di cultura, incoronato imperatore a Roma nell’anno 800, è una figura che segna un confine simbolico tra mondo antico e Medioevo. Ma dietro il mito del “Padre dell’Europa” si nasconde un uomo complesso, contraddittorio, spesso brutale, capace di unire la spada e il libro, la fede e la violenza.

In questo lungo approfondimento per Historia esploriamo Carlo Magno non solo come sovrano, ma come fenomeno storico e culturale: tra fatti documentati, curiosità sorprendenti, leggende medievali e interpretazioni moderne.

venerdì 12 dicembre 2025

I grandi traditori della storia: da Bruto a Quisling

I grandi traditori della storia: tra mito, politica e memoria collettiva

La morte di Cesare


Nella memoria collettiva di ogni epoca esistono figure che vengono ricordate non tanto per ciò che hanno costruito, quanto per ciò che hanno distrutto con un singolo gesto. Sono i “grandi traditori della storia”: personaggi che, a torto o a ragione, vengono fissati per sempre nel ruolo di chi ha spezzato un giuramento, un’alleanza, una fedeltà politica o personale.

Ma cosa significa davvero “tradimento” in prospettiva storica? La storiografia contemporanea invita alla prudenza: un atto definito come tradimento da una parte può essere percepito come legittimo, necessario o addirittura eroico da un’altra. In questo articolo analizziamo alcuni tra i casi più celebri, cercando di coniugare il racconto con l’interpretazione critica, rimandando dove possibile a studi e sintesi di carattere scientifico.