domenica 28 novembre 2010

Savonarola: profeta, fanatico o coscienza inquieta del Rinascimento?

Savonarola

Girolamo Savonarola: la fede, il fuoco e il destino di un uomo contro il suo tempo

«Ecce gladius Domini super terram cito et velociter»
— Girolamo Savonarola


1) Il nome che divide: fanatico o profeta?

Pochi personaggi della storia italiana sono stati giudicati in modo tanto estremo quanto Girolamo Savonarola. Per alcuni è un fanatico religioso, un distruttore di bellezza, un nemico del Rinascimento. Per altri è una coscienza morale, un riformatore, un uomo che ebbe il coraggio di sfidare il potere in nome di un’idea di giustizia.

Come spesso accade, la verità storica è più complessa delle etichette. Savonarola non è riducibile né a un folle né a un santo. È piuttosto una figura tragica, che vive in uno dei momenti più contraddittori della storia europea: il Rinascimento, epoca di splendore artistico e insieme di profonda crisi morale.

Per un primo inquadramento storico affidabile:


2) Un frate nel cuore del Rinascimento

Girolamo Savonarola nasce a Ferrara nel 1452. Entra nell’ordine domenicano e viene inviato a Firenze, la città dei Medici, di Lorenzo il Magnifico, di Botticelli, di Michelangelo. Firenze è allora il centro dell’arte, della ricchezza, del potere culturale.

Ma proprio lì Savonarola matura una convinzione che segnerà tutta la sua vita: dietro lo splendore esteriore, Firenze è una città corrotta, moralmente malata, dominata dal lusso, dalla vanità, dall’avidità.

Nei suoi sermoni, che attirano folle immense nel Duomo, annuncia una visione apocalittica: la Chiesa deve riformarsi, la città deve purificarsi, altrimenti verrà colpita dal castigo divino.

Il suo linguaggio è violento, profetico, teatrale. Non parla come un teologo astratto, ma come un uomo convinto che il tempo stia per scadere.


3) Il crollo dei Medici e l’ascesa politica di Savonarola

Nel 1494 accade l’imprevisto: i Medici vengono cacciati da Firenze. La città diventa una repubblica. In questo vuoto di potere, Savonarola assume un ruolo centrale, non ufficiale ma decisivo.

Non governa direttamente, ma orienta la politica fiorentina. Propone una repubblica ispirata a principi cristiani, fondata sulla giustizia sociale, sulla carità, sulla lotta contro il lusso e la corruzione.

Per un breve periodo, Firenze diventa una sorta di repubblica morale. Le leggi contro l’usura vengono rafforzate, si promuove l’assistenza ai poveri, si cerca di limitare gli eccessi.

Ma questo progetto è fragile: si regge sull’autorità carismatica di un solo uomo.


4) Il rogo delle vanità: simbolo di una svolta

L’episodio più famoso — e più frainteso — è il cosiddetto Rogo delle vanità del 1497. In piazza della Signoria vengono bruciati oggetti considerati strumenti di corruzione morale: cosmetici, specchi, libri profani, strumenti musicali, immagini giudicate indecenti.

Questo gesto è diventato il simbolo dell’“oscurantismo” savonaroliano. Ma storicamente va compreso come un atto politico e religioso insieme: un tentativo radicale di rifondare la città su basi morali nuove.

Alcuni artisti, come Botticelli, sembrano averne risentito profondamente. Ma non esistono prove certe che Savonarola abbia mai ordinato la distruzione sistematica delle opere d’arte del Rinascimento.


5) Il conflitto con il Papa e l’isolamento

Il vero punto di rottura avviene con Papa Alessandro VI Borgia. Savonarola critica apertamente la corruzione della Curia romana, nega l’autorità morale del pontefice e rifiuta di obbedire agli ordini di silenzio.

Nel 1497 viene scomunicato. Nel 1498 la situazione politica a Firenze cambia: Savonarola perde consenso, i suoi nemici si rafforzano, la protezione politica svanisce.

Viene arrestato, torturato, processato. I verbali degli interrogatori mostrano un uomo stremato, che sotto tortura ritratterà parte delle sue affermazioni.

Per consultare le fonti storiche sulla vicenda processuale:


6) Il rogo finale: politica, fede e tragedia

Il 23 maggio 1498 Savonarola viene impiccato e poi bruciato in piazza della Signoria, nello stesso luogo dove un anno prima aveva acceso il Rogo delle vanità.

È un’esecuzione pubblica, politica, esemplare. Non è solo la fine di un uomo, ma la fine di un esperimento: quello di una riforma morale imposta dall’alto, sostenuta dal carisma più che dalle istituzioni.

Le sue ultime parole, secondo la tradizione, non sono di odio, ma di abbandono a Dio. Anche i suoi nemici riconoscono che muore con dignità.


7) Fanatico o riformatore? Il giudizio degli storici

Il giudizio su Savonarola ha oscillato nei secoli. Gli illuministi lo vedono come un nemico della ragione. Alcuni cattolici lo considerano un precursore della riforma morale. Altri lo leggono come un caso limite di fusione tra religione e politica.

Oggi la storiografia tende a vederlo come una figura tragica: un uomo sincero nella fede, ma incapace di mediazione; un riformatore senza strumenti politici adeguati; un moralista che ha sottovalutato la complessità del potere.

Non fu un santo, ma neppure un semplice fanatico. Fu un uomo che volle cambiare il mondo troppo in fretta.


8) Cosa ci insegna Savonarola oggi

Savonarola pone una domanda ancora attuale: può la morale governare la politica? E fino a che punto un ideale giusto può essere imposto con mezzi duri?

La sua vicenda mostra i rischi di ogni potere carismatico:

  • quando la fede diventa ideologia, perde umanità;
  • quando la morale diventa legge assoluta, diventa fragile;
  • quando un uomo si crede strumento diretto di Dio, smette di dubitare.

Ma mostra anche il coraggio di chi osa denunciare la corruzione, sapendo di pagare un prezzo altissimo.


📌 Da ricordare
  • Savonarola non fu solo un fanatico, ma un riformatore morale.
  • Il suo potere nacque dal carisma, non dalle istituzioni.
  • Il Rogo delle vanità fu un atto politico oltre che religioso.
  • La sua caduta fu soprattutto politica, prima che teologica.
🧭 Da applicare oggi
  • Diffida dei salvatori che promettono purezza assoluta.
  • Ricorda che la morale senza prudenza può diventare pericolosa.
  • Coltiva il dubbio: è una forma di responsabilità.
  • Distingui sempre tra fede personale e potere politico.

9) Conclusione: una coscienza tragica del Rinascimento

Savonarola non appartiene né agli eroi né ai mostri. Appartiene alla categoria più rara: gli uomini che pagano per intero le proprie idee.

Il Rinascimento lo ha ricordato come una parentesi oscura. Ma forse è stato, paradossalmente, uno dei pochi a prendere sul serio il problema morale di quell’epoca splendida e contraddittoria.

Non ci ha lasciato un sistema filosofico, ma una lezione: il bene, se non è accompagnato da misura, può diventare distruttivo.


Fonti consigliate:


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Antonio Grillo

giovedì 25 novembre 2010

Bloody Mary

maria stuart
To be kind to all,
to like many and love a few,
to be needed and wanted by those we love,
is certainly the nearest we can come to happiness.”

venerdì 19 novembre 2010

Karl Von Clausewitz

Karl Von Clausewitz



L'arte della guerra, considerata dal suo punto di vista più elevato,
si cambia in politica.

Karl von Clausewitz è stato uno dei più grandi teorici della guerra.

Egli fu un militare fin dalla età più tenera e partecipò alla guerra che mise di fronte i Prussiani e l'esercito di Napoleone.

A Jena la Prussia conobbe una severa sconfitta dai Francesi che fece rendere conto ai Prussiani che il loro esercito non poteva reggere il confronto con la macchina da guerra predisposta da Napoleone.

Von Clausewitz,  insieme all'amico generale Scharnorst cominciò i suoi studi sull'arte della guerra dandone delle connotazioni filosofiche. Egli contribuì molto all'ammordenamento dell'esercito Prussiano che qualche anno dopo riuscì a confrontarsi con ben altri risultati contro le truppe fancesi di Napoleone

battaglia



Fu proprio dalle riflessioni sulle sconfitte e sul lavoro dei genrali prussiani tra cui von Clausewitz che si posero le basi per il formidabile esercito prussiano che dominò la scena militare negli anni successivi.

Von Clausewitz dopo la sconfitta definitva di Napoleone a Waterloo non occupò ruoli di primo piano nell'esercito, ma il suo ruolo fu solo quello di amministratore della scuola militare di Berlino.

della guerra



Egli si dedicò allora alla stesura dell'opera che lo rese famoso , ma che nemmeno riuscì a terminare: il trattato "Della Guerra" che venne pubblicato solo dopo la sua morte avvenuta nel 1831 in seguito a un'infezione di colera.

Karl von Clausewitz: il teorico della guerra moderna

“La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi.”

Poche frasi hanno segnato il pensiero politico e militare quanto questa, attribuita a Karl von Clausewitz. Ma chi era davvero questo ufficiale prussiano? E cosa voleva dire con parole tanto celebri quanto spesso fraintese?

Clausewitz non fu soltanto un teorico. Fu un soldato che visse in prima persona le guerre rivoluzionarie e napoleoniche, assistendo al crollo dell’ordine europeo e alla nascita della guerra moderna.

Chi era Karl von Clausewitz?

Karl Philipp Gottfried von Clausewitz nacque nel 1780 in Prussia e morì nel 1831. Entrò giovanissimo nell’esercito prussiano e partecipò alle guerre contro la Francia rivoluzionaria.

La sua esperienza decisiva fu la disfatta prussiana del 1806 contro Napoleone, in particolare la battaglia di Jena-Auerstedt.

Fu fatto prigioniero dai francesi. Quel trauma segnò profondamente la sua riflessione.

Clausewitz e Napoleone

Clausewitz studiò Napoleone con attenzione quasi ossessiva. Per lui, Napoleone rappresentava la trasformazione radicale della guerra: mobilitazione nazionale, energia politica, forza morale.

La guerra non era più un affare dinastico limitato. Era diventata un fenomeno totale, coinvolgente l’intera società.

Clausewitz combatté anche contro Napoleone nella campagna di Russia del 1812, dopo essersi temporaneamente messo al servizio dello zar.

“Della Guerra” (Vom Kriege)

L’opera principale di Clausewitz è Vom Kriege (“Della Guerra”), pubblicata postuma nel 1832 grazie alla moglie Marie von Brühl.

Non è un manuale tecnico, ma un’opera filosofica sulla natura del conflitto.

Il testo completo in inglese è consultabile qui:

  • Project Gutenberg – On War: link

La guerra come continuazione della politica

La celebre frase completa è:

“La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi.”

Spesso viene interpretata come cinica o fredda. In realtà Clausewitz intendeva dire che la guerra non è un atto isolato o irrazionale, ma uno strumento subordinato a fini politici.

La politica determina gli obiettivi. La guerra è il mezzo per raggiungerli, quando altri strumenti falliscono.

La “trinità” della guerra

Uno dei concetti più importanti di Clausewitz è la “trinità paradossale”:

  • Il popolo (passione)
  • L’esercito (caso e probabilità)
  • Il governo (ragione)

La guerra nasce dall’interazione dinamica di questi tre elementi. Non è mai puramente razionale, né puramente emotiva.

È un fenomeno complesso, in cui forza, politica e morale si intrecciano.

Clausewitz oggi

Il pensiero di Clausewitz influenzò generazioni di strateghi, dalla Prussia di Bismarck fino agli stati maggiori del XX secolo.

Anche nel mondo contemporaneo, le sue categorie vengono utilizzate per analizzare conflitti asimmetrici, guerre ibride, e rapporti tra politica e forza militare.

Non è un autore superato: è un autore difficile.

FAQ – Domande frequenti su Clausewitz

Chi era Karl von Clausewitz?

Un generale e teorico militare prussiano (1780–1831), autore dell’opera “Della Guerra”.

Cosa significa “la guerra è la continuazione della politica”?

Che la guerra è uno strumento subordinato agli obiettivi politici, non un evento separato dalla sfera politica.

Clausewitz combatté contro Napoleone?

Sì. Fu prigioniero dei francesi nel 1806 e partecipò alle campagne contro Napoleone negli anni successivi.


Clausewitz non glorificò la guerra. La studiò. E nel farlo, ci consegnò una delle chiavi più lucide per comprendere il rapporto tra potere e violenza nella storia.

 Progetto Napoleone

Questo studio fa parte del progetto Napoleone , progetto di divulgazione avanzata che unisce rigore delle fonti e narrazione accessibile. Sul canale YouTube collegato analizzo battaglie e protagonisti con mappe e documenti originali. L’obiettivo è costruire uno spazio italiano di riferimento non solo per la ricerca napoleonica , aperto a studiosi e appassionati. Di questo progetto fanno parte anche il blog Napoleone1769 e il gruppo di appassionati Napoleon l'Empereur

Il Progetto Napoleone e la divulgazione storica di Antonio Grillo

Antonio Grillo divulgatore storico


Napoleone.info nasce da un’idea semplice: raccontare l’età napoleonica con rigore storico e linguaggio accessibile, restituendo complessità a un periodo spesso ridotto a slogan o a leggende. Dietro ogni battaglia e ogni riforma ci sono uomini in carne e ossa, contesti sociali, interessi economici, passioni e paure. Questo sito vuole partire da qui. Il Progetto Napoleone, ideato da Antonio Grillo, rappresenta il cuore di un percorso di divulgazione più ampio. Accanto allo studio dell’Impero e dei suoi protagonisti, l’attività editoriale si estende ad altre figure e ad altre epoche, nella convinzione che la storia sia un grande dialogo tra tempi diversi.

Un approccio senza miti

La figura di Napoleone Bonaparte è stata oggetto, nei secoli, di esaltazioni e condanne. L’obiettivo di queste pagine non è celebrare né demolire, ma comprendere. Lo dimostrano storie complesse come quella del rapporto con Giuseppina Beauharnais, intreccio di amore, politica e ragion di Stato, o il destino della dinastia raccontato nella biografia critica di Napoleone II, il Re di Roma. Ogni contenuto di Napoleone.info nasce dall’incontro tra ricerca e narrazione:
  • attenzione alle fonti e alla storiografia;
  • confronto tra interpretazioni differenti;
  • cura del dettaglio biografico e del contesto europeo.

Oltre Napoleone: la storia come orizzonte

Il canale YouTube Napoleone1769 e il blog Giganti della Storia allargano lo sguardo a personaggi, eventi e temi che superano i confini dell’età imperiale: dall’antichità al Novecento, dalle biografie celebri alle vicende meno note. Anche figure come Désirée Clary o protagonisti controversi quali il maresciallo Auguste de Marmont mostrano quanto l’epopea napoleonica sia fatta di scelte umane, spesso drammatiche e mai scontate. Accanto a Napoleone.info, anche il blog Napoleone 1769 ospita contenuti e approfondimenti legati al progetto editoriale e alla divulgazione. Un ruolo importante è svolto dalla comunità del gruppo Facebook Napoleon l’Empereur, spazio di confronto tra appassionati e studiosi.

Una storia fatta di persone

L’epopea napoleonica – e la storia in generale – non è solo l’elenco dei grandi eventi. È la vita quotidiana dei soldati, le ambizioni dei marescialli, le paure dei civili, le trasformazioni che hanno modellato l’Europa. Raccontare tutto questo significa restituire voce a un’intera umanità. Il passato non è un museo immobile: è uno specchio che aiuta a leggere il presente. Questo è lo spirito con cui il lavoro di divulgazione di Antonio Grillo continua a crescere: con passione, pazienza e rispetto per le fonti. Antonio Grillo Divulgatore storico 👉 Per contenuti video dedicati non solo a Napoleone ma ai grandi protagonisti della storia, ti invito a iscriverti al canale YouTube Napoleone1769.

Benjamin Franklin: genio illuminista o stratega del potere? La vera storia

Benjamin Franklin: scienza, politica e l’arte di costruire potere

Benjamin Franklin non è soltanto l’uomo del parafulmine e della banconota da cento dollari. È uno dei casi più affascinanti della storia moderna: un individuo capace di trasformare curiosità scientifica, talento comunicativo e diplomazia in un capitale politico enorme. Genio illuminista o stratega del potere? La risposta, come spesso accade, sta nel punto in cui scienza e ambizione si incontrano.

Plutarco e il potere: quando comandare rivela chi siamo davvero

Plutarco: il potere come specchio del carattere umano

«Nulla rivela meglio il carattere di un uomo quanto il suo modo di comportarsi, quando detiene un potere sugli altri.»
— Plutarco


1) Una frase che vale un trattato di morale

Poche frasi, nella storia del pensiero, sono riuscite a condensare una verità così profonda in così poche parole come questa di Plutarco. Non parla di intelligenza, né di talento, né di successo. Parla di potere. E di ciò che il potere fa emergere.

Secondo Plutarco, non è nella povertà, né nella debolezza, né nelle difficoltà che si vede davvero un uomo. È quando egli ottiene un potere sugli altri — grande o piccolo che sia — che il suo vero carattere viene alla luce.

Una intuizione antica, ma straordinariamente attuale.

Per un inquadramento affidabile della figura e delle opere:


2) Biografo dell’anima, non solo della storia

Plutarco non fu un semplice storico. Fu, prima di tutto, un biografo morale. Nelle sue opere principali — le Vite parallele e i Moralia — non si limita a raccontare fatti, battaglie, cronologie.

Il suo vero interesse è un altro: capire che tipo di uomini furono quei protagonisti. Quali passioni li muovevano. Quali debolezze li tradivano. Quali virtù li rendevano grandi, e quali vizi li rendevano pericolosi.

Lo dice lui stesso, nel proemio alle Vite:

«Io non scrivo storie, ma vite; e spesso una piccola azione rivela più carattere di una grande battaglia.»

È qui che nasce il suo metodo: la biografia come strumento per indagare l’etica.


3) Perché il potere è una prova decisiva

Plutarco aveva compreso una verità fondamentale: il potere non crea il carattere, lo rivela. Finché un uomo è privo di autorità, molte sue inclinazioni restano nascoste. Ma quando può comandare, punire, favorire, decidere sul destino altrui, allora emergono le sue vere priorità.

Chi è moderato diventa giusto. Chi è ambizioso diventa tiranno. Chi è insicuro diventa crudele. Chi è saggio diventa equilibrato.

È per questo che Plutarco osserva il potere come un esperimento morale: una lente che ingrandisce il bene e il male presenti in ciascuno.


4) Alessandro, Cesare e la psicologia del comando

Nelle Vite parallele, Plutarco accosta figure greche e romane proprio per mettere a confronto il loro modo di esercitare il potere. Tra i casi più celebri ci sono Alessandro Magno e Giulio Cesare.

Di Alessandro non si limita a celebrare le conquiste. Analizza l’evoluzione del suo carattere: dall’eroe giovane e generoso al sovrano sospettoso, preda dell’ira, incline all’eccesso.

Di Cesare osserva non solo il genio politico, ma anche la progressiva concentrazione del potere e la difficoltà di restare moderato quando nessuno può più contraddirti.

In entrambi i casi, il potere non è neutro: è una forza che mette alla prova l’anima.

Per le fonti classiche:


5) Un uomo del suo tempo, in un’epoca di impero

Plutarco non scrive in astratto. Vive tra il I e il II secolo d.C., in piena epoca imperiale romana. È un periodo di grande stabilità politica, ma anche di forte concentrazione del potere nelle mani dell’imperatore e dei governatori.

Come sacerdote a Delfi e come cittadino colto, Plutarco osserva da vicino i meccanismi del comando, le ambizioni dei funzionari, le dinamiche della corte imperiale.

La sua riflessione sul potere nasce anche dall’esperienza diretta: ha visto uomini comuni trasformarsi quando ricevono un incarico, una magistratura, una protezione politica.

Ed è qui che la sua frase acquista peso: non è teoria, è osservazione.


6) Il potere nella vita quotidiana

Uno degli aspetti più moderni di Plutarco è che non parla solo dei grandi tiranni. La sua frase vale per ogni forma di potere: in famiglia, sul lavoro, nella scuola, nelle istituzioni.

Chi di noi non ha sperimentato il peso di qualcuno che, improvvisamente, ha avuto un’autorità su di noi? Quante volte una persona apparentemente normale, ottenuto un piccolo comando, ha cambiato volto?

Plutarco ci invita a guardare con attenzione questi passaggi: il potere non è solo politico. È ogni situazione in cui un uomo può decidere per un altro.


7) Etica del comando: una lezione senza tempo

Dal pensiero di Plutarco emerge una vera etica del comando. Chi governa bene non è chi impone di più, ma chi conserva il dominio su se stesso.

Per lui, il vero criterio di grandezza non è la forza, ma la moderazione. Il buon capo è colui che resta uomo anche quando potrebbe diventare padrone.

In questo senso, Plutarco anticipa una domanda centrale della modernità: come impedire che il potere degeneri?


📌 Da ricordare
  • Il potere non crea il carattere: lo rivela.
  • Plutarco studia le vite per capire l’anima.
  • I grandi uomini sono giudicati soprattutto nel comando.
  • Ogni forma di autorità è una prova morale.
🧭 Da applicare oggi
  • Osserva come tratti chi dipende da te.
  • Diffida di chi cambia appena ottiene autorità.
  • Ricorda che comandare è prima di tutto dominare se stessi.
  • Chiediti sempre: che persona divento quando posso decidere per altri?

8) Conclusione: il potere come esame di verità

Plutarco ci lascia una lezione semplice e durissima: il carattere non si misura nelle intenzioni, ma nelle azioni. E soprattutto nelle azioni compiute quando nessuno può fermarti.

Il potere è uno specchio. Non mente. Riflette ciò che siamo davvero.


Fonti consigliate:



Se ti interessano la storia, la filosofia e le grandi figure del passato, puoi seguire il mio lavoro su questi canali:

Racconto la storia non come un elenco di date, ma come una scuola di carattere, potere e destino umano.

Antonio Grillo


Questo articolo fa parte della rubrica “Filosofia e saggezza”.
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Antonio Grillo

lunedì 15 novembre 2010

Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte


I Giganti della Storia: Napoleone Bonaparte


Parlando dei "Giganti della Storia" non posso che iniziare da Napoleone Bonaparte.

Una delle figure più importanti e controverse, capace di suscitare grandi amori e grandi odi.
Napoleone fu un  grande condottiero, un abile uomo politico e un  saggio legislatore, oppure un "Orco" che mandò al massacro migliaia di giovani con le sue guerre e che arrivò a occupare il posto di Imperatore solo per una serie di eventi a lui favorevoli?

Fu vera gloria?  Ai posteri l'ardua sentenza poetava Alessandro Manzoni nel suo "5 maggio" Ebbene a quasi 250 anni dalla sua morte questa domanda ancora non ha una risposta univoca.

Quello che è certo è che la vita di Napoleone è stata simile a un romanzo.

Napoleon Bonaparte emperor


Bonaparte nacque ad Ajaccio nell'isola di Corsica attraversata in quel periodo da feroci lotte intestine. Siamo nel 1769, da pochi mesi l'isola è stata ceduta dalla Reoubblica di Genova alla Francia.
Ciò avvenne a causa dei moti di indipendenza capeggiati dal patriota Pasquale Paoli che aveva liberato l'isola. I Genovesi avevano prima chiamato in soccorso le truppe francesi poi decisero di liberarsi di quell'inutile fardello.

Napoleone nascque, quindi francese da una famiglia di piccola nobiltà. Il padre Carlo, avvocato che aveva appoggiato Paoli ben presto si riconciliò con i Francesi, soprattutto con il governatore dell'isola il conte Marbeuf.

Related: l'infanzia di Napoleone

I buoni uffici di Marbeuf ( che secndo alcuni fu l'amante della madre di Napoleone: Letizia Ramolino) consentirono a Napoleone di studiare in Francia prima all'accademia militare di Brienne e  poi in quella di Parigi.

Ben presto Napoleone si ritrovò ufficiale squattrinato. Per un pò di tempo si mise al servizio di Paoli che nel frattempo era ritornato in Corsica dopo l'esilio in Inghilterra.

napoleone primo console


Bonaparte abbandonò ben presto i propositi di liberazione della Corsica e tornò in Francia dove si distinse nell'assedio di Tolone che gli valse il titolo di generale.

Da quel momento cominciò a splendere sempre di più la stella di quest'uomo fuori dal comune.

Prima la Campagna d'Italia, poi quella d'Egitto (leggi le conquiste culturali della Campagna d'Egitto) e infine il colpo di stato del 18 brumaio che lo mise di fatto a capo della nazione francese.

Related: ecco cosa avvenne il 18 brumaio

Iniziò allora la fase più splendente della vita di Napoleone. Le aquile degli eserciti napoleonici trionfavano in tutta Europa. Bonaparte dimostrò di essere anche un abile governante e riformatore con il suo Codice Civile e il Concordato con la Chiesa.

Dopo l'ascesa cominciò la fase calante del genio napoleonico. L'invasione della Spagna sottrasse risorse ed energia ai suoi eserciti; la Campagna di Russia con la disastrosa ritirata ne sancì la rapida caduta.

generale bonaparte


Nel 1813 a Lipsia Napoleone subì una sconfitta decisiva che lo portò l'anno dopo all'abdicazione e all'esilio all'Elba. Dopo 10 mesi la fuga dall'isola toscana e dopo Cento giorni la sconfitta di Waterloo.

La storia di Napoleone non finì, però nel giugno del 1815.

L'esilio a Sant'Elena fu penoso per l'uomo costretto a subire ogni sorta di angheria dal perfido carceriere Hudson Lowe governatore dell'isola, ma contribuì a costruire la sua leggenda.

statua napoleone


Related: Hudson Lowe il perfido carceriere di Sant'Elena

Il Memoriale di Sant'Elena dettato al conte di Las Cases trasformò la storia di Napoleone in leggenda. Bonaparte fu il miglior agiografo di se stesso.


NAPOLEONE BONAPARTE - AJACCIO 15 AGOSTO 1769
                                                      LONGWOOD - SANT'ELENA 5 MAGGIO 1821

Napoleone

La saggezza di Napoleone Bonaparte

Per essere dei grandi leader è necessario diventare studiosi del successo e il miglior modo che conosco è quello di conoscere la storia e la biografia degli uomini che già hanno avuto successo. Così la loro esperienza diventa la mia esperienza.

Napoleone Bonaparte


napoleone bonaparte


Si apre con Napoleone Bonaparte e con un suo pensiero questo blog dedicato alla Storia.

Ho scelto Bonaparte perché è la mia grande passione che coltivo con un blog a lui dedicato (leggi) e con un sito di recente allestimento www.napoleone.info.

La figura di Napoleone mi ha sempre affascinato e fa parte del mio interesse più generale per la Storia.

Inizio quindi con poche parole per narrare della vicenda di Napoleone.

Come abbiamo imparato a scuola Napoleone nacque ad Ajaccio in Corsica giusto un anno dopo la cessione dell'isola da parte della Repubblica di Genova alla Francia. 

Napoleone nacque Francese, ma nei primi anni della sua vita non avvertì per niente il senso di questa nazionalità essendo legato alla Corsica che combatteva per la sua indipendenza con a capo Pasquale Paoli.

battaglia napoleone



I Francesi però prendono decisamente il potere e proprio grazie ai buoni uffici del Governatore Marbeuf che Napoleone riesce ad ottenere di frequentare la scuola militare di Brienne che era esclusiva per i rampolli dei nobili.

I bambino Napoleone frequentò la scuola con un buon profitto per la matematica, ma con scarsi risultati per le altre materie. Da considerare che Napoleone non consceva bene il Francese perché a casa Bonaparte si parlava l'Italiano. 

Dopo Brienne passa all'Accademia militare di Parigi dove esce da sottotenente.

Dopo vari ritorni in Corsica al fianco di Paoli è costretto a fuggire dall'isola proprio per dissapori con Paoli stesso.

La famiglia Bonaparte è a Marsiglia quasi indigente vista la prematura morte del padre di Napoleone, Carlo deceduto per un cancro allo stomaco.

Il destino passa per le mani di Napoleone che a Tolone si distingue per la liberazione della città assediata e viene promosso generale di Brigata.

Egli sposa una la vedova Beauharnais e gli viene assegnato il comando dell'Armata d'Italia. Successo dopo successo l'Italia  del nord diventa Francese.

Fa ritorno in patria , ma subito parte per l'Egitto. La campagna è parzialmente un successo.

egitto Napoleone



Al ritorno a Parigi prende il potere come console abbattendo il Direttorio in quello che è definito il colpo di Stato del 18 Brumaio.

Torna in Italia che nel frattempo era caduta di nuovo in mani Austriache e la riconquista.

C'è un breve periodo di pace che Napoleone impiega per riformare lo Stato a partire dalle sue leggi con il nuovo Codice Civile.

Da Primo Console diventa Imperatore nel 1804.

Ricominciano le guerre in pochi anni sconfigge duramente Prussiani, Russi e Austriaci.

Nel 1807 a Tilsit conclude un'alleanza con lo Zar e inizia il blocco continentale, l'embargo verso i prodotti e il commercio inglese.

Napoleone invade la Spagna. La campagna si rivela un disastro per la fiera opposizione degli Spagnoli.

Di nuovo in guerra con l'Austria che sconfigge nel 1810.

Nel 1812 l'alleanza con lo Zar crolla e Napoleone invade la Russia. La missione si dimostra una catastrofe con Napoleone che perde quasi tutti i suoi effettivi.

Indebolito Bonaparte perde a Lipsia contro l'Austria, Prussia e Russia.

La sua stella è al tramonto nel 1814 è costretto ad abdicare e viene esiliato all'Elba. Dopo 10 mesi fugge fa ritorno in Francia. Combatte a Waterllo e perde.

Esilio a Sant'Elena. Muore il 5 maggio del 1821.

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